(wired.it)
È arrivata una nuova multa per Apple. L'Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm), l'autorità italiana che vigila sul rispetto delle regole antitrust, ha sanzionato lunedì 22 dicembre la multinazionale di Cupertino e due sue controllate per un totale di 98.635.416 euro. Il provvedimento riguarda un presunto abuso di posizione dominante nel mercato delle piattaforme per la distribuzione di applicazioni destinate agli utenti del sistema operativo iOS utilizzato da iPhone e iPad. Al centro della decisione c'è la App Tracking Transparency (Att), la funzione introdotta da Apple nell'aprile 2021 che obbliga le app di terze parti a chiedere agli utenti il permesso esplicito prima di tracciare le loro attività su altri siti e applicazioni. Una delle aziende che ha segnalato il presunto comportamento scorretto di Apple all'Agcm italiana è stata Meta, la società di Mark Zuckerberg proprietaria di Facebook e Instagram, che aveva già stimato in 10 miliardi di dollari l'impatto della Att sui propri ricavi pubblicitari nel 2022.
L'indagine e le contestazioni dell'Agcm
L'istruttoria si è conclusa dopo oltre due anni di lavoro, condotto in coordinamento con la Commissione europea, le autorità antitrust di altri paesi e il Garante per la protezione dei dati personali italiano. Secondo l'Agcm, Apple avrebbe violato l'articolo 102 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (Tfue), la norma che vieta alle imprese di sfruttare in modo illecito una posizione dominante sul mercato. L'autorità italiana sostiene che l'azienda californiana detenga una posizione di "assoluta dominanza" nella distribuzione di app per iOS attraverso il suo App Store. Infatti, a differenza di quanto accade su Android, su iPhone e iPad non sono disponibili store di app alternativi.
Di conseguenza, tutte le applicazioni destinate agli utenti Apple devono passare dall’App Store e gli sviluppatori che vogliono raggiungere l'oltre miliardo di utenti Apple sono tenuti ad accettare le regole imposte dall’azienda di Cupertino, comprese quelle riguardanti la privacy degli utenti. Il problema, secondo l'Agcm, è che Apple avrebbe sfruttato questo controllo per imporre agli sviluppatori terzi standard più rigidi rispetto a quelli applicati alle proprie app, danneggiando i concorrenti e ottenendo un vantaggio competitivo.
Per comprendere la questione occorre sapere che molte app gratuite si finanziano attraverso la pubblicità personalizzata: più dati raccolgono sul comportamento degli utenti, più possono mostrare annunci mirati e quindi più guadagnano dagli inserzionisti. La funzione di trasparenza dell'App Store impone agli sviluppatori di chiedere agli utenti il permesso di tracciarli attraverso una schermata standardizzata chiamata Att prompt, un pop-up che appare quando si apre un'app per la prima volta. Il consenso raccolto tramite l'Att prompt, tuttavia, non soddisfa autonomamente tutti i requisiti previsti dal Regolamento generale sulla protezione dei dati (Gdpr), la normativa europea sulla privacy. La conseguenza è che gli sviluppatori terzi, per essere pienamente conformi alle leggi sulla tutela dei dati, devono comunque chiedere il consenso una seconda volta attraverso le proprie piattaforme di gestione del consenso. L'utente si trova così di fronte a due richieste successive per autorizzare lo stesso tipo di tracciamento, un'esperienza che secondo l'Agcm scoraggia l'accettazione e danneggia chi basa il proprio modello di business sulla vendita di spazi pubblicitari. L’autorità ha concluso che le condizioni imposte dalla policy Att sono "unilaterali", "lesive degli interessi dei partner commerciali di Apple" e "non proporzionate" rispetto all'obiettivo dichiarato di proteggere la privacy degli utenti.
La risposta di Apple
Apple ha annunciato che presenterà ricorso contro la decisione italiana. In una nota, l'azienda ha dichiarato di essere "fortemente in disaccordo con la decisione dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, che ignora le importanti tutele della privacy garantite da App Tracking Transparency a favore di aziende tech che si occupano di advertising e di data broker, che desiderano un accesso senza restrizioni ai dati personali degli utenti". Cupertino ha ribadito che "in Apple crediamo che la privacy sia un diritto umano fondamentale" e che le regole dell'Att si applicano in egual misura a tutti gli sviluppatori, Apple inclusa; lo strumento, secondo l'azienda, sarebbe stato apprezzato "dalle autorità per la protezione dei dati in tutto il mondo, incluso il Garante".
Il contesto europeo e le altre sanzioni
La decisione italiana si inserisce in un'ondata di interventi regolatori contro la Att da parte delle autorità antitrust europee. Nel marzo 2025 la Francia aveva inflitto ad Apple una sanzione di 150 milioni di euro per lo stesso meccanismo. L'Autorité de la concurrence, l'autorità francese per la concorrenza, aveva stabilito che l'implementazione della funzione non fosse "né necessaria né proporzionata" rispetto all'obiettivo di tutelare i dati personali, penalizzando in modo particolare gli editori di app più piccoli.
Anche in Germania il Bundeskartellamt, l'ufficio federale per la tutela della concorrenza, ha avviato nel 2022 un'indagine sulla Att. Nel febbraio 2025 l'autorità tedesca ha emesso una decisione preliminare secondo cui Apple avrebbe abusato del proprio potere di mercato concedendosi un trattamento preferenziale rispetto agli sviluppatori terzi. Apple ha proposto modifiche alla presentazione del prompt Att, attualmente oggetto di consultazione pubblica. Indagini simili sono state aperte anche in Polonia e Romania. A rendere ancora più complesso il quadro c'è la multa per Apple di 500 milioni di euro che la Commissione europea aveva già inflitto all'inizio del 2025 per violazioni del Digital markets act (Dma), il regolamento europeo per limitare il potere delle grandi piattaforme digitali.