Se c’è una cosa che accomuna tutti i chitarristi, dal metalhead in cerca del graffio perfetto al bluesman col plettro mangiato, è questa: sentiamo quello che ci aspettiamo di sentire.

Sembra una frase zen, invece è psicologia pura. Si chiama bias cognitivo ed è il motivo per cui, a volte, un condensatore arancione o un potenziometro “vintage spec” ci sembrano migliorare il suono in modo miracoloso… anche quando, oggettivamente, è cambiato poco o nulla.

Il bias delle aspettative (“Ho fatto l’upgrade, quindi suona meglio”). Funziona così: se credi che una cosa suonerà meglio, il tuo cervello farà di tutto per fartela sentire migliore. È lo stesso meccanismo per cui, dopo aver speso 300€ per un pedale boutique, diventa molto difficile ammettere che suona come quello cinese da 29,90. Non perché siamo scemi, ma perché il cervello odia l’incoerenza: se spendi, vuoi sentire la differenza. E attenzione: nella maggior parte dei casi più spendi e più qualità hai davvero. Nessuno dice che tutto suona uguale. Ma non tutto ciò che “sentiamo” nasce dall’hardware.

Il bias dell’attenzione selettiva (“Sento più bassi, giuro!”) L’orecchio è furbo. Quando ti concentri su un dettaglio, tende a ingigantirlo. Monti un capotasto in osso e ti aspetti più “chiarezza”? Il cervello filtra tutto il resto e ti fa sentire solo quello. È come quando ti convinci di sentire un ronzio… e da lì in poi non senti più nient’altro.

Il bias del gruppo (“Lo dicono tutti, quindi sarà vero”) Se abbastanza persone online ripetono che: - l’osso “suona caldo” - l’acero “suona brillante” - il Graphtech “toglie tono” - l’ottone “aggiunge sustain” alla fine il cervello conclude: “Beh, se lo dicono tutti…”

Le opinioni diventano fatti, i fatti diventano dogmi. Ed è così che nascono i grandi miti della chitarra.

La verità zen finale Il bias non è un nemico. È solo il nostro cervello che cerca scorciatoie per capire il mondo. Ma conoscerlo ti dà un superpotere, puoi ascoltare meglio, scegliere meglio, e soprattutto evitare di farti fregare da mode, leggende e “upgrade miracolosi”.

Alla fine, se cambi un capotasto e ti sembra suonare meglio…va bene così.